Qui Estonia, repubblica digitale: benvenuti nel futuro

Per molti, compreso per il New Yorker, che ha dedicato un articolo intero al tema, l’Estonia è il paese più digitalizzato al mondo, una vera e propria Digital Republic, parte di un ambizioso progetto tecnologico di architettura statale del mondo. E non sono solo parole, come dire: in Estonia, tutto o quasi si sta digitalizzando: dalla burocrazia alla sanità all’istruzione al voto. Ad un livello tale da non avere eguali nel mondo. A questa innovazione tecnologica statale, inoltre, si affianca un ecosistema di iniziative private legate alla tecnologia e all’innovazione, ovverosia il modello delle “start up”. I dati mostrano una crescita senza precedenti nel mondo: un miliardo di dollari di valore, è questa la stima delle tante tart up digitali nel paese, come Skype, nata qui, per esempio.

La più settentrionale delle repubbliche baltiche si trova anche in una posizione geografica strategica e ideale e la sua capitale, Tallinn, circondata dalla Russia e affacciata su un mare che bagna otto paesi, è oggi meta privilegiata. Anche per la sua adesione all’Unione Europea, dal 2011 fa parte dell’area euro, e quest’anno festeggia inoltre ben cento anni di indipendenza, molti però vissuti sotto il dominio russo e subendo un’incursione della Germania nazista. Un paese che era un altro mondo, poco più di trent’anni fa, e che oggi invece è meta accessibile e praticabile. Una repubblica digitale che sa di Europa e che ha bruciato le tappe: la carta d’identità digitale, ad esempio, dalle parti di Tallinn è arrivata nel 2002. Ma questa storia di digitalizzazione parte molto più da lontano, anche se non eccessivamente.

Nel 1991, con un’indipendenza ottenuta, gli estoni si trovarono con una nazione intera da costruire ed inventare. Il ricorso alla tecnologia, forte anche dell’eredità sovietica che in Estonia aveva creato un polo di ricerca tecnologia di primissimo livello, è stato indispensabile. L’altra esigenza era quella di costituire un nuovo Stato, moderno e al passo coi tempi. Ed anche qui la tecnologia ci calzava a pennello. E-Estonia, è stato così chiamato il processo di sviluppo digitale del Paese, proprio negli anni in cui alla guida del paese c’era Toomas Hendrik Ilves, politico e primo ad intuire le potenzialità innovative insite nel suo Paese. Ilves è stato anche presidente dal 2006 al 2016; di questa Repubblica Digitale è stato mente, padre. Il primo pilastro di e-Estonia è stata, come dicevamo, l’introduzione della carta d’identità digitale: utilizzata dal 98% della popolazione, con all’interno un chip che, infilato in un pc, si accende, previo inserimento di un pin, e che contiene ogni dato, sanitario, anagrafico, scolastico, bancario. E funge anche da firma digitale, il che consente di gestire qualsiasi cosa online. E ne giova il PIL: il governo estone, in tal maniera, risparmia due miliardi di euro l’anno sul PIL dell’Estonia di sola burocrazia. Benvenuti nel futuro.

Un altro tassello fondamentale trova la sua ragion d’essere proprio nell’Europa unita: parliamo dell’E-Residency, programma che dal 2014 permette di diventare residenti digitali in Estonia senza viverci: un’identità transnazionale digitale che rende chiunque ne sia in possesso un cittadino estone. Un modo, sostengono dal Governo, per avvicinare persone al contesto estone, andando al di là dei limiti geografici. E l’idea funziona: tantissimi stranieri, soprattutto giovanissimi, vanno ormai in Estonia attratti dalla nuova frontiera digitale. Il tutto grazie ad una innovazione cosiddetta neutrale. Al servizio della cosa pubblica, a servizio dei cittadini. In Estonia non sono più, grazie a queste iniziative, i cittadini a dipendere dalla cosa pubblica. Semmai è il contrario. Chiamasi anche democrazia giusta. Con una totale collaborazione tra le forze, e con le persone immigrate nel paese (tra cui anche tanti italiani), parte attiva del lavoro attuato dal governo. In Estonia il futuro è già presente e la progettualità è circondata dall’aura del possibile. Il punto da cui dovrebbe forse ripartire l’Europa. Quella unita, quella che ha voglia di guardare al domani, quella che fa dell’integrazione e della cooperazione i suoi punti di forza. Dalla frontiera, ripartire da lì. E non dai confini.

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