Tra decreti e divieti: i veri numeri del gioco d’azzardo in Italia

Nei mesi precedenti è stato eretto a fenomeno, negativamente, sociale. L’ha fatto la politica, col gioco d’azzardo, aprendo una vera e propria guerra fredda ed una caccia al nemico, alla piaga sociale, senza precedenti: il Decreto Dignità è il punto d’arrivo di una breve ma intensa parabola aperta e chiusa dal vice premier Luigi Di Maio. Ma il gioco d’azzardo che numeri fa in Italia? E soprattutto come fa essere così mostruoso da essere definito “piaga sociale”?

Oggi in Italia la tassazione supera il 50%: cresce, però, la raccolta e le entrate rimangono più o meno stabili, nel settore del gioco. Anzi crescono: gli utenti muovono il mercato spostandosi su giochi con payout più elevati. Ma parlando di tassazione, alla luce dei guadagni, in Italia è il doppio rispetto a Francia e Regno Unito, il triplo rispetto alla Germania, il quadruplo rispetto alla Spagna.

Stando agli ultimi dati forniti dal CNR, oggi in Italia ci sarebbero circa 400mila giocatori definiti problematici: sono solo l’1,6% dei giocatori totali, un dato perfettamente coerente con gli altri paesi. Tra le dipendenze la ludopatia è nella top ten, in Italia, ma solo al posto numero otto. Nel 2017 circa 17 milioni di italiani hanno giocato almeno una volta. Dal 2000 al 2015, invece, il gioco d’azzardo è cresciuto, passando dallo 0,12% al 3,4%.
Sono 5,5 i milioni di italiani che, tra i 17 sopra ricordati, vanno dai 15 ai 34 anni di età. Solo il 15% circa di questi giocatori sono definibili con comportamenti di gioco a basso rischio. Solo per l’1,6% possiamo parlare di problematicità.

Ogni anno lo Stato italiano finanzia circa 50 milioni per il fondo per il gioco d’azzardo patologico, grazie alla Legge di Stabilità 2016 che ha istituito il fondo per garantire prevenzione, cura e riabilitazione. Il Fondo è servito anche per campagne di informazione e sensibilizzazione, battendo in particolar modo su scuole e periferie. Qualche risultato sembra essere stato raggiunto: sembra in calo, infatti, il numeri di minori che giocano: 1,4 milioni sono diventati un solo milione nel 2017. Si è abbassato così il rischio di ludopatia, dato che si è registrata la percentuale più bassa dell’ultimo decennio. Sono state bandite le pubblicità, in calcio e in televisione: tutto questo riguarda i siti di casinò online e le agenzie di scommesse ma va a gravare anche sui giochi a premio. L’industria, nonostante ciò, resta tra le prime nell’economia italiana: 6.600 imprese con 100mila e più occupati. L’introduzione del Decreto Dignità rischia di creare un grave impasse nel settore, bloccarne la produttività e limitarne l’ambito di azione.

A questo proposito secondo Carlo Stagnaro, direttore dell’Osservatorio di Economia Digitale dell’Istituto Bruno Leoni, il Decreto Dignità cambierà infatti pochi aspetti della ludopatia: “Come chiamereste una politica che produrrà risultati esattamente opposti a quelli dichiarati? Le norme sul gioco d’azzardo contenute nel Decreto Dignità sono un caso da manuale di applicazione del modello superfisso. All’interno di tale schema mentale, ogni variabile è esogena a ogni altra, e dunque qualunque cambiamento autoritativo nelle condizioni al contorno non determinerà nessun mutamento nel comportamento degli agenti economici”.

In effetti il decreto pone solo due misure di concreto contrasto: la sparizione della pubblicità diretta a siti e centri scommesse (ma coinvolge anche gli spot diretti sui giochi, tranne che di Stato) e la totale assenza di riferimenti a marchi di scommesse all’interno dei mondi su cui si può scommettere e puntare, come l’ambito sportivo.
In poche parole la legge vieta che se ne parli.

Non ci saranno neanche sponsorizzazioni e le nuove norme avranno impatti decisamente differenti nel breve e nel lungo termine.

L’effetto immediato è che chi usufruiva di grosse cifre dalle case di scommesse perderà subito tali cifre. Le case di gambling, a questo punto, andrebbero via all’estero. L’advertising andrà a scomparire, lasciando gli utenti in balia di siti poco chiari e alla mercé della illegalità. In questo modo è finanche superfluo chiedersi se si combatte o meno la ludopatia: non è l’online il mondo dove bazzicano i giocatori incalliti, quanto piuttosto nei bar, nelle sale slot, nei centri scommesse. Le norme, tutte incluse nel Decreto Dignità, hanno un boomerang intrinseco: portare al gioco illegale. Solo tra prevenzione e cura si può aiutare un soggetto malato o gravemente a rischio, non certo con una serie di divieti. Non sarebbe una provocazione, quanto invece la verità: a questo punto il governo sta per promuovere o quantomeno invitare alla illegalità.

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