L’anno zero dei Giochi

Decreto Dignità e Def (Documento di programmazione economica finanziaria). 100 giorni dopo lo storico accordo tra la Lega di Salvini e il Movimento 5 Stelle, il governo pentastallato ha già gettato le basi per una riforma politico-finanziaria che rivoluzionerà il nostro paese.

Le scelte effettuate dai ministri Tria, Salvini e Di Maio hanno sollevato un polverone di polemiche provenienti da opposizioni, lobby e Unione Europea.

La battaglia tra il ministro Di Maio e gli operatori del settore

Il campo di battaglia principale vede ormai da tempo come protagonisti Luigi Di Maio e le aziende che operano nel settore dei Giochi.  L’articolo 9 del Decreto Dignità ha imposto il divieto di pubblicità del gioco d’azzardo sui media tradizionali e su quelli digitali, un colpo duro assestato ad un segmento che investe periodicamente budget consistenti per promuovere il proprio brand e che si trova improvvisamente orfano di quella vetrina indispensabile per il fatturato degli operatori del circuito AAMS. Oltre alle aziende del gioco d’azzardo, il provvedimento influirà notevolmente anche sulle casse di 11 su 20 squadre della Serie A, che ricevono attualmente sponsorizzazioni da società legate al gambling, e su quelle delle televisioni private e pay tv, anche esse alimentate dagli investimenti mensili che gli operatori effettuano per promuovere le scommesse sportive e i casinò online.

La finalità dell’articolo 9, secondo quanto dichiarata da Di Maio a più riprese negli ultimi mesi, è quella di contrastare la diffusione del gioco patologico, una patologia che riguarda attualmente 800mila italiani, mentre la forbice si allarga a due milioni se prendiamo in considerazione anche i giocatori potenzialmente patologici. Nonostante le buone intenzioni del Governo, diversi esperti del settore hanno sottolineato come il provvedimento che prevede il ban totale della pubblicità non sia la misura adatta per contrastare la ludopatia, l’effetto secondario principale del gambling.

Gli effetti (e i rischi) del Def e del Decreto Dignità

In primis, il rischio principale è che l’oscuramente del circuito AAMS legale, possa favorire il riemergere delle piattaforme illegali .com e mettere a rischio milioni di utenti per la mancanza di controlli adeguati sia a livello di riciclaggio, sia a livello di protezione delle categorie più deboli e dei giocatori patologici.

A rischio anche il sistema di autoesclusione, promosso da diversi operatori leader del settore come Starvegas Casinò e attuato dai Monopoli di Stato. Il Registro Unico delle Autoesclusioni (Rua) consente ai giocatori di compilare un modulo online, disponibile sul portale AAMS o sui siti degli operatori di gioco, di richiedere l’autoesclusione da tutte le piattaforme di gambling. “Nel 2017, – secondo quanto riportato da Giochidislots -, sono state 56mila le persone che hanno chiesto l’autoesclusione, con una crescita di circa sei punti percentuali rispetto al 2016. Numeri che equivalgono a circa il 3% sul totale dei giocatori online”. Attualmente sono 2,2 milioni i giocatori attivi, mentre ammonta 3,7 milioni il numero degli account registrati sulle piattaforme online AAMS. Il rischio è che nei prossimi mesi una buona fetta di questo bacino di utenza si sposti verso un circuito parallelo e illegale, uscendo fuori dal controllo periodico e qualificato di AAMS.

In secondo luogo, bisogna evidenziare come il provvedimento intrapreso dal governo potrebbe innescare una catena di tagli degli investimenti e licenziamenti all’interno dell’organigramma delle aziende che opere nel settore. In attesa dei numeri ufficiali sui tagli che verranno apportati soprattutto ai reparti marketing, sono stati già registrati movimenti di capitali dei grandi operatori verso mercati stranieri, in particolare la Spagna. Diverse squadre della Liga hanno instaurato negli ultimi mesi delle partnership con operatori del calibro di Bet365 e Betway, che sono divenuti main sponsors di 14 club della Primera División.

Per concludere, la diminuzione degli introiti potrebbe influenzare il bilancio e lo stato di salute dell’Erario, che nel 2017 ha incassato oltre 10 miliardi di euro dal settore del gambling terrestre e digitale. L’aumento del Preu inserito nel Def e il lancio della Lotteria dello scontrino, una iniziativa che contraddice i divieti imposti dal Decreto Dignità, avranno la funzione di compensare le perdite nelle entrate annuali che il settore dei Giochi eroga all’Erario e finanziare i provvedimenti di carattere urgente inseriti dal ministro Tria nel Documento di programmazione economica finanziaria. Molti operatori del settore hanno aspramente criticato anche questa iniziativa, che rischia di affossare ulteriormente uno dei settori più floridi dell’economia italiani, dato che l’aumento del Preu ha innalzato ad oltre il 50% la pressione fiscale sugli apparecchi da intrattenimento (slot machine e vlt), che rappresentano oltre il 50% del fatturato nazionale.

L’aumento dell’accise rischia pertanto di colpire anche il settore terrestre e innescare un effetto analogo a quello online sia a livello di tagli di personale, sia a livello di entrate indispensabili per “misure in favore delle popolazioni residenti nei territori interessati dagli eventi sismici del 2016 e del 2017; interventi per il contrasto del precariato e la salvaguardia dei livelli occupazionali; disposizioni in materia di semplificazione fiscale nonché proroghe di termini legislativi”.

Adesso, i fari sono tutti puntati su Bruxelles

Negli scorsi mesi il bookmaker svedese LeoVegas aveva fatto sentire la sua voce attraverso una campagna di protesta nei confronti delle misure sul gioco contenute nel Decreto Dignità, inviando alla Commissione Europea attraverso un reclamo ufficiale nel quale sosteneva come il provvedimento “violi la legislazione dell’Unione Europea, in particolare l’articolo 5 della Direttiva dell’Unione Europea 2015/1535 e gli articoli 54 e 56 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (TFUE)”.  Nei prossimi giorni, la Commissione Europea dovrà sottoporre al vaglio degli esperti due nuovi reclami presentati dal Country Manager Niklas Lindahl.

Per concludere, dall’analisi di tutti questi fattori possiamo affermare che il 2018 rappresenta l’anno zero dei Giochi in Italia, l’anno in cui tutte le dinamiche che si erano radicate nel nostro territorio sono state azzerate dagli interventi promossi e approvati dal governo pentastallato. La riduzione della eccessiva pubblicità rappresentava una priorità per la tutela dei consumatori, ma il total adv ban e le altre misure presenti nei decreti rischiano di demolire quanto di buono costruito dagli operatori legali e dal circuito AAMS in questi ultimi sei anni. L’attesa crescente è per i dati del primo trimestre dell’anno zero, per capire a livello statistico e numerico quanto gli interventi del Governo abbiano influenzato lo stato di salute dei Giochi.

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