Tecnologia, scienza e futuro. Cosa accadrebbe se…

La tecnologia ed i progressi in campo scientifico hanno già radicalmente cambiato molti aspetti della nostra vita quotidiana. Le ricerche e gli studi in entrambi i settori proseguono senza sosta e in un futuro non troppo lontano potremmo assistere ad ulteriori rivoluzioni e cambiamenti. Cosa porteranno nelle nostre vite? E cosa accadrebbe se….

Fossimo dotati di una memoria illimitata

Due decenni fa, James McGaugh ricevette la mail più sconvolgente della sua carriera come neurobiologo. L’aveva scritta una persona dalla memoria eccezionale. “Ricordo qualsiasi cosa, cosa facevo, dov’ero, se è accaduto qualcosa di importante”, spiegava A.J, il mittente.

E aggiungeva che le date gli attivavano un flusso inarrestabile di ricordi che dividevano la sua mente in due parti e lo lasciavano esausto. Vista in questo modo, l’iper-memoria o ipertimesia è una dote tutt’altro che invidiabile.
Tuttavia, molti scienziati hanno deciso di indagare processi volti a rendere la memoria umana illimitata, o quasi, possibilmente con più capacità di controllare il suo utilizzo rispetto a ciò che ha descritto A.J. In particolare, Theodore Berger, ingegnere biomeccanico e neuroscienziato dell’Università della California del Sud pensa di avere fatto una scoperta epocale: avere decifrato il codice che permette al nostro cervello di formare ricordi a lungo termine. In base alle sue teorie si potrà presto intervenire in tutti quei casi in cui la memoria umana si dissipa e svanisce, come nell’Alzheimer. Negli ultimi vent’anni Berger ha trascorso il suo tempo a progettare chip che potessero simulare il comportamento dei neuroni cerebrali ossia quel processo che ci permette di ricordare esperienze e conoscenze per più di un minuto. Le ultime ricerche dell’ingegnere mirano adesso a restituire al cervello umano quelle capacità perdute impiantando chip di questo tipo.

Lo scienziato non ha ancora effettuato esperimenti sugli umani ma quelli su ratti e scimmie hanno dimostrato senza ombra di dubbio che gli elettrodi impiantati nel cervello possono trattare le informazioni esattamente come fanno i neuroni. Esperimenti recenti di Berger hanno dimostrato che le scimmie riescono a ritrovare ricordi da parti del cervello in cui erano stati immessi, mentre altre esperienze di laboratorio hanno dimostrato che soggetti paralizzati riescono a muovere braccia robotiche grazie all’impianto di elettrodi. Tuttavia Berger dovrà ben guardarsi dalle reazioni degli antivivisezionisti.

Fossimo telepatici

Il futuro di Facebook è la telepatia”, ha dichiarato recentemente il fondatore del social network Mark Zuckerberg. Molti ricercatori stanno lavorando assiduamente affinché la comunicazione mente a mente si converta in realtà, limitata non solo ai cavalieri Jedi o ai supereroi. Una delle prime ricerche in questo campo risale al 2014, quando il fisico Giulio Ruffini ed i suoi collaboratori delle società Starlab & Neuroelectrics hanno messo a punto
un dispositivo creato ad hoc che ha consentito di stabilire un “contatto telepatico” tra due cervelli estremamente lontani l’uno dall’altro facendo in modo che un individuo localizzato in India comunicasse con altri che si trovavano in Francia: il tutto ricorrendo ad internet ma, naturalmente, in assenza di parole pronunciate oralmente o digitate sulla tastiera. La tecnologia messa a punto dagli scienziati prevede degli elettrodi collegati direttamente al cuoio capelluto della persona che deve “inviare” il messaggio: il segnale viene codificato e mandato via internet al partecipante che si trova dall’altra parte. Quando l’impulso raggiunge la destinazione stabilita, il codice viene nuovamente interpretato da un’interfaccia neurale e recapitato così al ricevente.

La messa a punto di una tecnica di comunicazione simile, oltre a rappresentare un progresso notevole in ambito scientifico, potrebbe anche comportare importanti implicazioni dal punto di vista della ricerca medica: uno strumento capace di inviare impulsi senza ricorrere alla voce o ai tasti del computer potrebbe essere di aiuto per le persone che non possono parlare o colpite da paralisi. Sembra auspicabile che quel giorno in cui questa singolare forma di “telepatia” diventerà realtà non sia poi troppo lontano.

Potrebbe anche essere utilizzata per condividere musica, odori e sapori; vale a dire la percezione di tutti i sensi. E le emozioni e le esperienze non sono escluse: invece di raccontare ai nostri amici l’esperienza del lancio col paracadute, possiamo trasmettergliela mentalmente. Un messaggio telepatico, insomma, varrà più di mille parole. Questa tecnologia cambierà anche l’educazione e la formazione. Le lezioni potrebbero essere tenute in silenzio, captate mentalmente dagli studenti che avrebbero minori motivi per distrarsi. Uno dei ragionevoli dubbi è se questa forma di comunicazione andrà a violare la libertà dell’individuo. Possiamo rifiutare di ricevere un messaggio telepatico, allo stesso modo in cui ignoriamo un messaggio su Whatsapp che non ci interessa o ci tappiamo le orecchie quando non vogliamo ascoltare cose che non ci piace sentire?

Tutti i materiali si riparassero da soli

Crepe, graffi, tagli e superfici usurate potrebbero diventare un ricordo del passato, soprattutto se si riuscisse a conquistare il Santo Graal della scienza dei materiali: far sì che siano in grado di autoripararsi senza l’intervento umano. Cioè, come gli organismi biologici quando curano da soli le proprie ferite. Riuscite ad immaginare un aereo che auto-ripara le proprie ali o il motore mentre è in volo? Macchine antigraffio? Strutture di metallo che non si ossidano mai? Cellulari e computer impeccabili nonostante il continuo utilizzo? Materiali autonomi ed intelligenti che potrebbero effettivamente far sì che questi oggetti esistano veramente, sono già stati inventati.

Esiste ad esempio un nuovo tipo di biocemento, messo a punto dagli ingegneri dell’Università Tecnica di Delft (Paesi Bassi) in grado, non solo di riparare le microfratture che si formano in opere in muratura, ma di farlo in maniera autonoma e del tutto ecosostenibile. Questo contiene batteri vivi capaci di riempire eventuali fessure o crepe che appaiono nelle strade di cemento, ponti o edifici.

Significa che presto vivremo in un mondo indistruttibile? Tecnicamente sarebbe possibile se riuscissimo a risolvere due importanti problemi. Da un lato, saper combinare proprietà meccaniche ottimali con riparazione automatica ad alta velocità.

Affinché possano ricomporsi da soli, i materiali rigidi richiedono un tempo attualmente inaccettabile dovuto alla mobilità limitata delle catene polimeriche o entità chimiche che li costituiscono”, spiegano gli esperti.

Dall’altra parte dovrebbe essere garantita un’auto-riparazione reiterativa, ovvero far sì che lo stesso materiale sia in grado di autoripararsi un certo numero di volte e che questa capacità non si deteriori nel tempo. Ciò farebbe sì che gran parte della protesi e dispositivi medici immessi nei pazienti non cedano all’usura del tempo durando per tutta la vita.

O detto in altre parole, funzionerebbero come qualsiasi tessuto del corpo che si rigenera dopo aver subito un danno. Anche se l’industria chimica e già ampiamente preparata per sviluppare queste materie prime miracolose, saranno gli interessi economici e di mercato delle multinazionali a decidere la loro introduzione, o meno, nei prodotti di consumo.

Ad esempio, una compagnia telefonica, sarebbe interessata a produrre dispositivi che non si rompono mai? Probabilmente no. Tuttavia, un rivenditore di auto che mette in commercio veicoli la cui vernice non si deteriora mai o pneumatici che non si bucano mai, sarebbe ben accetto dal punto di vista sociale ed economico, oltre a rappresentare una scoperta tecnologica notevole. La polemica è servita.

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