Revisione Italicum: i nove punti sottoposti all’esame della Consulta

Oggi è un giorno importante per la politica italiana. La Consulta si prepara a pronunciare il verdetto sull’incostituzionalità o meno di alcuni punti presenti nella legge elettorale “Italicum”, approvata nel 2015 dal governo guidato da Matteo Renzi

Dalle decisioni della Consulta avremo modo di capire come sarà articolato il quadro politico nei prossimi mesi.

I dubbi di costituzionalità sollevati dai 5 tribunali di Trieste, Messina, Genova, Perugia e Torino, rappresentano i punti chiave sui quali dovranno pronunciarsi i giudici. Potrebbero decidere di  cancellare alcune parti, indicare eventuali correzioni o persino obbligare i partiti a trovare un’intesa  su un nuovo testo, soprattutto per risolvere il problema dell’armonizzazione con il Senato, che non è più stato abolito.

La Corte affronterà la questione Italicum “a plenum incompleto”, poiché il Parlamento non ha ancora provveduto a nominare il giudice che sostituirà Giuseppe Frigo, dimessosi lo scorso novembre. Dopo l’udienza i giudici si ritireranno in camera di consiglio e renderanno nota la loro decisione tra la giornata di oggi e quella di domani. Le altre cause iscritte sono state  rinviate ad altra data in modo da permettere alla Corte di concentrarsi principalmente sulla materia della legge elettorale.

Di seguito i nove punti sottoposti all’esame della Consulta

Liste candidati: la legge elettorale approvata nel 2015 dal governo Renzi, prevede che le liste dei candidati siano presentate in 20 circoscrizioni elettorali, suddivise in 100 collegi plurinominali, ad eccezione di quelli uninominali nelle circoscrizioni di Valle d’Aosta/Vallee d’Aoste e Trentino Alto Adige/Sudtirol: per entrambi sono previste disposizioni particolari.

Attribuzione seggi: i seggi vengono attribuiti su base nazionale secondo il metodo dei quozienti interi e dei più alti resti

Premio di maggioranza e ballottaggio: vengono attribuiti 340 seggi alla lista che su base nazionale ottiene almeno il 40% dei voti validi o, in mancanza, alla lista che prevale in un turno di ballottaggio tra le due che presentano il maggior numero di voti, esclusa ogni forma di collegamento tra liste o di apparentamento tra i due turni di votazione

Soglia di sbarramento: le liste che ottengono, su base nazionale, almeno il 3% dei voti validi, possono accedere alla ripartizione dei seggi

Blocco misto liste e candidature: la legge prevede la composizione delle liste con un candidato bloccato mentre gli altri sono scelti attraverso il voto di preferenza

Soglia di sbarramento al Senato: questo punto si riferisce al Testo unico per l’elezione del Senato, modificato dalla legge Calderoli. Per l’elezione del Senato, le norme prevedono soglie di sbarramento diverse da quelle previste per l’elezione della Camera

Entrata in vigore: le nuove disposizioni per le elezioni della Camera dei deputati si applicano a decorrere dall’1 luglio 2016

Opzione capolista eletto in più collegi: la legge permette al candidato capolista eletto in più collegi plurinominali di optare in base a una sua valutazione e non secondo criteri oggettivi e predeterminati

Meccanismo di recupero proporzionale dei voti in Trentino Alto Adige: nella Regione Trentino Alto Adige possono essere assegnati tre seggi di recupero proporzionale a una lista non apparentata con alcuna lista nazionale o espressione della minoranza linguistica vincitrice in questa Regione.

I litigi dei Partiti sul verdetto della Consulta

Le forze politiche si presentano divise tra chi invoca le elezioni il prima possibile, e chi ritiene che la sentenza della Consulta non può essere applicata automaticamente. Si renderà perciò necessaria un’intesa in Parlamento per la creazione di una nuova legge elettorale, il più omogenea possibile tra Camera e Senato.

Il presidente del Senato, Pietro Grasso, nonostante ritenga che la sentenza in arrivo rappresenti una svolta decisiva, invita “ad attendere le motivazioni per poter cercare di creare leggi sempre più omogenee, così come ha richiesto il presidente della Repubblica Mattarella“. Tale  posizione ha suscitato le proteste dei partiti che premono per una fine anticipata della legislatura, tra cui M5S e Lega.

Secondo Beppe Grillo,”la Consulta si esprimerà e avremo una nuova legge elettorale pronta per l’uso. Una legge finalmente costituzionale perché passata attraverso il filtro di legalità della Consulta: il ‘Legalicum’. Noi vogliamo votare subito e per farlo è sufficiente adattare il Legalicum anche al Senato per avere una legge omogenea per le due Camere”. E aggiunge: “Pd, Forza Italia e compagnia vogliono rinviare il voto, giungere a fine legislatura” per assicurarsi “la pensione” e fare una legge elettorale “per impedirci di andare al governo“.

Matteo Salvini è già sul piede di guerra: “Serve una decisione che non perda altro tempo. Sarebbe inaccettabile una sentenza all’italiana, che decide ma non decide. La Consulta deve dare agli italiani una legge elettorale con cui si possa andare a votare già a maggio“. “Va bene qualsiasi legge elettorale, anche il proporzionale, purché gli italiani possano votare entro maggio o giugno al massimo“. Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, appoggia a pieno il segretario del Carroccio.

Secondo Forza Italia la sentenza della Consulta rappresenterà solo il primo passo ed ogni decisione finale dovrà passare per un accordo in Parlamento. “Aspettiamo con serenità il giudizio della Corte Costituzionale sull’Italicum, per poi, una volta lette le motivazioni, avviare il lavoro parlamentare“, afferma Renato Brunetta. “Crediamo che un serio lavoro parlamentare sia indispensabile, innanzitutto perché le sentenze non sono autoapplicative e poi perché a fare le leggi è il Parlamento e non la Corte Costituzionale“.

L’ex premier Silvio Berlusconi sottolinea l’importanza di  una legge a base fortemente proporzionale. “Ogni distorsione in senso maggioritario, in uno scenario tripolare come l’attuale, porterebbe al governo una minoranza contro il parere dei due terzi degli elettori“.

Contrario al proporzionale Raffaele Fitto, leader dei Conservatori e Riformisti che vede in quel sistema di voto il pericolo del ritorno degli inciuci e del ‘patto del Nazareno’ tra Pd e Forza Italia.

Sinistra Italiana: “Attendiamo con attenzione e rispetto la sentenza della Consulta sull’Italicum. Una cosa è certa, il Parlamento deve legiferare con il concorso di tutte le forze politiche“, spiega il capogruppo alla Camera, Arturo Scotto.

Il PD non si dimostra unito al suo interno sulle scelte da compiere: i dem rimangono fermi sulla posizione del ritorno al Mattarellum. Tuttavia sui tempi non vi è una linea univoca: il segretario Matteo Renzi, abbia minimizzato la questione affermando “mi è indifferente quando si vota“, non è certo un mistero il suo desiderio di tornare al voto presto, entro giugno. La minoranza dem, al contrario frena e chiede un confronto  in Parlamento.

Riferendosi al modello, Renzi insiste sul doppio turno o, in sostituzione, sul Mattarellum, ma considerate le posizioni e i numeri in Parlamento non esclude il ricorso al sistema proporzionale: “il proporzionale sarà una delle possibilità e quindi dobbiamo prepararci ad uno schema di squadra e non più all’uomo solo al comando“. Anche secondo la minoranza dem la base di partenza resta il Mattarellum, ma solo considerando due punti imprescindibili: “mai più un Parlamento di nominati, i cittadini devono poter scegliere il proprio rappresentante; e serve equilibrio tra rappresentanza e governabilità“.

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