Riforma dei giochi, ma quando si fa?

Si sa, l’Italia è troppo volte il Paese dei rinvii e dei rimandi. Gli esempi che si potrebbero fare sono davvero molteplici e sembrerebbe davvero di sparare sulla Croce Rossa.  Ciò che è certo è che quando ci si trova di fronte a delle emergenze da affrontare e da risolvere difficilmente si può pensare di procrastinare ancora una volta. Dovrà essere senza alcun dubbio questa la modalità d’azione dell’appena insediatosi governo Gentiloni.

Sono tante infatti le questioni lasciate in ballo dal precedente esecutivo. E, se tralasciamo la quasi ovvia querelle legata alla legge elettorale, ci rendiamo conto di come sono tanti i settori che attendono quasi con ansia un intervento legislativo. Tra questi c’è quello dei giochi pubblici. Stiamo parlando di una tematica che scotta per svariati e molteplici motivi. Non apparirà ovviamente sotto la voce urgenze, ma prima o poi si dovrà mettere mano a un mondo così florido e sviluppato. D’altronde, sono ben cinque i governi che hanno promesso e annunciato di farlo. Insomma, è già pronta la solita frase “è colpa di chi ci ha preceduto”? Si spera che non sia così.

Era il lontano 2006 quando Alfiero Grandi, ex sindacalista, riceve dall’allora premier Romano Prodi le deleghe ai giochi, in quanto sottosegretario all’economia. E l’annuncio è proprio quello di un riordino generale del comparto dei giochi. Ma la vera promessa, ovviamente mai mantenuta dalla politica nostrana, è quella di un Testo legislativo unico, in modo da rendere il tutto più semplice e rapido. Se ne parlava già in quegli anni e se ne discute ancora oggi. Magari arriverà il giorno buono. Successivamente, né Silvio Berlusconi né Mario Monti adottano le misure che sarebbero necessarie e utili per quella tanto decantata riorganizzazione. I pensieri e le priorità erano ben altre, anche se di proposte ne arrivano eccome, ma mai nessuna si trasforma in un qualcosa di realmente concreto e reale. Anche perché, si sa, la caduta dei governi è cosa normale nel traballante e mai stabile sistema politico-istituzionale italiano.

Ma ecco che, con il premier Enrico Letta, arrivano i primi veri provvedimenti. La mano è quella del sottosegretario all’Economia,e quindi con delega ai giochi, Baretta. Quest’ultimo mantiene l’incarico anche con Matteo Renzi. E questa continuità fa davvero pensare che possa essere la volta buona. Anzi no, abbiamo scherzato. L’obiettivo del riordino dei giochi pubblici è ancora una volta fallito. Il motivo? La decadenza delle prescrizioni su una Legge delega già approvata. Dettagli politici e parlamentari, verrebbe da dire. Fatto sta che il tutto sembra essere diventato una sorta di manifesto politico utopico e mai realizzabile. Viene quasi da pensare che questa riforma sia un qualcosa di scomodo e di pericoloso da proporre e da realizzare e nessuno vuole quindi accollarsi e caricarsi questa pesante responsabilità. Il dubbio sicuramente viene. Ciò che è certo è che difficilmente un governo a tempo come quello Gentiloni potrà metter mano a un mondo così complicato. Chissà magari lo farà. Sarà il tempo a darci la risposta e a dirci se sarà finalmente la volta buona.

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