Rss

Grecia, nuove misure di austerità: più tasse su caffè, birra, sigarette e Internet.

Il Parlamento Greco ha votato a favore di un pacchetto di leggi che prevede clausole di salvaguardia che valgono il 2% del prodotto interno lordo del paese e scatteranno se i conti non rispettano gli obiettivi.

A protester shouts slogans during a protest marking a 48-hour general strike against tax and pension reforms in Athens, Greece, May 6, 2016. REUTERS/Alkis Konstantinidis

A protester shouts slogans during a protest marking a 48-hour general strike against tax and pension reforms in Athens, Greece, May 6, 2016. REUTERS/Alkis Konstantinidis

Le nuove tasse riguarderanno l’Iva, le tasse automobilistiche e quelle sui carburanti e l’olio da riscaldamento, ma aumentano anche le imposte su hotel e gioco d’azzardo, sulla telefonia fissa e la pay tv e quelle su caffè, birra, sigarette elettroniche e molti generi alimentari confezionati, dal gelato alle marmellate. Un pacchetto decisamente enorme che traccia una linea rossa che finora non era mai stata superata.

Il via libera è arrivato senza nemmeno troppi problemi con i 153 voti della coalizione di Syriza e Greci indipendenti. Vasiliki Katrivanou, unica deputata del partito di Tsipras che si è espressa contro, ha fatto sapere che lascerà il suo partito. I partiti di opposizione hanno votato contro e Kyriakos Mitsotakis, numero uno di Nuova Democrazia, ha sostenuto che serve un nuovo accordo con i creditori che preveda un surplus più basso e più riforme strutturali per stimolare la crescita. Mentre in Parlamento accadeva tutto questo in piazza Syntagma si sono radunate 11mila persone per protestare ancora una volta contro queste rigide misure economiche.

Tra le misure che meno di tutte sono state ben accolte troviamo l’abolizione degli sconti Iva che erano in vigore per le isole e dei privilegi fiscali per gli agricoltori, la vendita dei crediti deteriorati a fondi di investimento e le famigerate “clausole di salvaguardia” del valore del 2% del pil che scatteranno solo se i conti non rispettano gli obiettivi: clausole, aveva detto Tsakalotos, non contemplate nella legislazione ellenica. Soddisfatto il commissario europeo agli Affari economici, Pierre Moscovici, secondo cui “questo meccanismo resterà contingente, non sarà utilizzato”, perché “le riforme basteranno”.

Una bozza della Commissione Europea sulla sostenibilità del debito ellenico, citata da Bloomberg, ipotizza che il rapporto debito/pil raggiunga il 182,9% quest’anno per poi scendere al 181,8% nel 2017, al 157,3% nel 2020, al 145,5% nel 2022 e al 100,7% nel 2060. “Considerando l’alto debito rispetto al Pil, restano forti preoccupazioni sulla sua sostenibilità”, sottolinea il documento.

Riforma dei giochi, ma quando si fa?

Si sa, l’Italia è troppo volte il Paese dei rinvii e dei rimandi. Gli esempi che si potrebbero fare sono davvero molteplici e sembrerebbe davvero di sparare sulla Croce Rossa.  Ciò che è certo è che quando ci si trova di fronte a delle emergenze da affrontare e da risolvere difficilmente si può pensare di procrastinare ancora una volta. Dovrà essere senza alcun dubbio questa la modalità d’azione dell’appena insediatosi governo Gentiloni.

Sono tante infatti le questioni lasciate in ballo dal precedente esecutivo. E, se tralasciamo la quasi ovvia querelle legata alla legge elettorale, ci rendiamo conto di come sono tanti i settori che attendono quasi con ansia un intervento legislativo. Tra questi c’è quello dei giochi pubblici. Stiamo parlando di una tematica che scotta per svariati e molteplici motivi. Non apparirà ovviamente sotto la voce urgenze, ma prima o poi si dovrà mettere mano a un mondo così florido e sviluppato. D’altronde, sono ben cinque i governi che hanno promesso e annunciato di farlo. Insomma, è già pronta la solita frase “è colpa di chi ci ha preceduto”? Si spera che non sia così.

Era il lontano 2006 quando Alfiero Grandi, ex sindacalista, riceve dall’allora premier Romano Prodi le deleghe ai giochi, in quanto sottosegretario all’economia. E l’annuncio è proprio quello di un riordino generale del comparto dei giochi. Ma la vera promessa, ovviamente mai mantenuta dalla politica nostrana, è quella di un Testo legislativo unico, in modo da rendere il tutto più semplice e rapido. Se ne parlava già in quegli anni e se ne discute ancora oggi. Magari arriverà il giorno buono. Successivamente, né Silvio Berlusconi né Mario Monti adottano le misure che sarebbero necessarie e utili per quella tanto decantata riorganizzazione. I pensieri e le priorità erano ben altre, anche se di proposte ne arrivano eccome, ma mai nessuna si trasforma in un qualcosa di realmente concreto e reale. Anche perché, si sa, la caduta dei governi è cosa normale nel traballante e mai stabile sistema politico-istituzionale italiano.

Ma ecco che, con il premier Enrico Letta, arrivano i primi veri provvedimenti. La mano è quella del sottosegretario all’Economia,e quindi con delega ai giochi, Baretta. Quest’ultimo mantiene l’incarico anche con Matteo Renzi. E questa continuità fa davvero pensare che possa essere la volta buona. Anzi no, abbiamo scherzato. L’obiettivo del riordino dei giochi pubblici è ancora una volta fallito. Il motivo? La decadenza delle prescrizioni su una Legge delega già approvata. Dettagli politici e parlamentari, verrebbe da dire. Fatto sta che il tutto sembra essere diventato una sorta di manifesto politico utopico e mai realizzabile. Viene quasi da pensare che questa riforma sia un qualcosa di scomodo e di pericoloso da proporre e da realizzare e nessuno vuole quindi accollarsi e caricarsi questa pesante responsabilità. Il dubbio sicuramente viene. Ciò che è certo è che difficilmente un governo a tempo come quello Gentiloni potrà metter mano a un mondo così complicato. Chissà magari lo farà. Sarà il tempo a darci la risposta e a dirci se sarà finalmente la volta buona.

Slot, quando non basta una riduzione

Le slot sono il gioco che stanno facendo da traino al grande successo del gambling. Lo dimostrano i dati e le statistiche. Esse infatti rappresentano ben il 56% del mercato. Stiamo parlando di una percentuale molto elevata. In tutto questo inoltre non va dimenticato il gaming online e mobile, che permette, con un semplice click o una comodissima applicazione, di poter giocare quando e dove si vuole. Insomma, niente più fila ai tabacchini e nelle sale giochi. Ma, se l’ambito virtuale rappresenta il futuro e, al momento, appare difficilmente limitabile, in quello terrestre si pensa di adottare alcuni provvedimenti. “L’obiettivo è quello della riduzione del 30% delle slot machine entro il 2019. Avevamo poi provato a cambiare ulteriormente sulla base delle indicazioni arrivate dalla Conferenza Stato-Regioni, che avrebbe dovuto chiudere i propri lavori subito dopo il Referendum Costituzionale, e ora vedremo se da lì uscirà una decisione. Il nuovo Governo, comunque, sarà in grado di recepirla in un decreto”: è con queste parole che il senatore del Partito Democratico Franco Mirabelli spiega qual è la linea dell’esecutivo. O meglio, qual era. Già, perché con la caduta del governo Renzi e l’approvazione blindata della Legge di Stabilità in quel di Palazzo Madama, non è stato possibile introdurre questa misura. E ora che si fa? Non dovrebbe cambiare molto. La strada sembra comunque esser già stata decisa. Occorre solo dare attuazione legislativa a tutto ciò. Resta da capire solo quali saranno i tempi.

Il senatore Mirabelli ha inoltre toccato un tasto dolente, ossia quello degli introiti dal gioco d’azzardo, vero e proprio tesoro per le casse dello Stato. Ma per il parlamentare è arrivato il momento di una svolta: “Capisco che sia difficile rinunciarvi , ma occorre farlo. Abbiamo anche previsto che diminuendo la domanda e l’offerta di gioco occorre inevitabilmente diminuire pure le aspettative dello Stato sulle entrate derivanti dal gioco. Siamo intervenuti già sulla tassazione e potremmo intervenire ancora attraverso un decreto se la Conferenza Stato-Regioni prenderà delle decisioni in merito”. Insomma, le idee sembrano essere abbastanza chiare e precise. Certo, va vista la loro applicabilità e trasformabilità in atti legislativi. Il mondo del gioco d’azzardo e un qualcosa di profondamente complesso e regolamentarlo è davvero molto delicato. Occorre quindi farlo con attenzione e intelligenza. Ridurre domanda e offerta di gioco può essere la strategia giusta, ma vanno posti dei paletti, come è ovvio che sia.

C’è poi un altro aspetto su cui Mirabelli è stato molto diretto, ossia la tutela dei minori, ma in generale di tutti i giocatori. Perché non basta rimuovere le slot machine da bar, tabacchini e locali pubblici se non si informa su cosa si rischia e si va incontro. La prevenzione è sempre l’arma più potente ed efficace. E poi, ovviamente c’è la lotta alla criminalità. Le leggi servono anche per evitare la creazione di un mondo illegale che fa competizione a quello legale. L’Italia aspetta un Testo unico sui giochi pubblici. Forse è davvero arrivato il momento di farlo. E questo conta molto di più di una semplice riduzione numerica. Non si può non saperlo e non affermarlo.